domenica 29 gennaio 2006

Una task force di spalatori?

Domenica 29 gennaio 2005, mattina presto; mentre allatto la mia bambina accendo il telegiornale di Sky (Sky News 24), che parla, fra l'altro, dell'ondata di freddo che sta attraversando l'Europa e l'Italia. Apprendo da una voce narrante femminile che a Milano la situazione delle strade è migliorata: dopo la forte nevicata del giorno prima strade e marciapiedi sono stati almeno in parte liberati da una task force di spalatori.
La mia immaginazione, aiutata forse dall'ora antelucana e dallo scarso riposo notturno, mi fa passare davanti agli occhi schiere di uomini, con gradi e divisa, che, con passo ritmato e pala sottobraccio, marciano con coraggio verso il nemico: la neve da spalare.
Poi, incuriosita, consulto il Dizionario De Mauro, e scopro che l'espressione task force, oltre al significato militare, si applica per estensione anche ad altri contesti...:


"gruppo di tecnici ed esperti incaricati di definire linee operative in ambito politico, economico, industriale e sim."


Ma non sarebbe stato meglio dire che la città era stata ripulita da gruppi o squadre di spalatori?

2 commenti:

  1. Certo, ma non fa tanto trendy.

    Tra l'altro al lavoro ci mandano il planning ogni weekend così possiamo schedulare il nostro tempo. Ci danno i ticket cosi nel nostro break andiamo al bar e ci mangiamo un sandwich oppure un toast.

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  2. Andrea De Contris26 gennaio 2009 12:22

    Gentile Signora Spina,
    I Suoi interventi sono molto ironici e appropriati. Leggo volentieri questo blog e ne traggo spunto per lavori personali.
    Tuttavia vorrei farLe un appunto. Io studio Linguistica e Glottologia a Milano e sono molto meno pessimista di Lei: il fatto che all'interno di un discorso condotto in italiano l'italiano stesso venga accantonato in favore di sintagmi espressi in altre lingue, non è fenomeno così allarmante! L'Italiano non muore e non morirà mai (salvo invasioni e catastrofi): l'evoluzione per contatto areale e mediatico non coincide con lo spegnimento di una lingua. Anche io preferisco dire che un test è "a scelta multipla" piuttosto che "multiple choise", però è importante dare un occhio al contesto: test sui generis sono prettamente di stampo americano (un po' riduttivi e superficiali infatti!), quindi utilizzare il sintagma inglese (come dice Lei, "preconfezionato") è cosa forse più naturale. Il prestito è un fenomeno linguistico di tutto rispetto. E ritengo che un vero linguista si debba limitare ad analizzare i fenomeni di mutamento della lingua piuttosto che bollarli come immagini di crisi della stessa. Anche io resto infastidito quando qualcuno non usa bene i modi verbali, ma dai testi su cui ho studiato al congiuntivo italiano si danno solo duecento anni di vita. Il Francese non usa quasi mai il congiuntivo, eppure i francesi non hanno la sensazione che la loro lingua stia morendo.
    La gravità, a mio giudizio, non sta nell'uso dei lessemi e sintagmi presi a prestito da lingue più internazionali, ma nella mancanza di consapevolezza nell'utilizzo di questi dalla maggior parte dei parlanti.
    La ringrazio per l'attenzione.
    Distinti saluti.
    Andrea De Contris

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