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sabato 4 febbraio 2012

So you know a linguist!

Una presentazione carina di Jodie Martin, per cercare di spiegare chi è un linguista e che cosa fa.




venerdì 14 ottobre 2011

Ecco perché mi piace il Post

Il Post è un giornale online che viene pubblicato dal 19 aprile 2010, ed è diretto da Luca Sofri.
L'ho scoperto per caso, qualche mese fa, ed è diventato pian piano un punto di riferimento obbligato nel (tanto) tempo che passo in rete.
A parte le diverse firme che ci scrivono e che leggo volentieri, Il Post mi piace per la lingua che i suoi autori usano, e in modo particolare per quella dei titoli.
La maggior parte dei giornali online conserva l'abitudine, ereditata dalle versioni cartacee, ad usare titoli dalla struttura convenzionale, spesso stereotipata. Qualche esempio (tutti delle edizioni online di oggi):

Londra, si dimette il ministro della Difesa Fox dopo le rivelazioni del blogger italiano (Repubblica)
Caos Libia, si spara di nuovo a Tripoli (Corriere della Sera)
Napolitano e l'incidente in Aula:  «Non obbligo giuridico di dimissioni» (Corriere della Sera)
Siria, 10 manifestanti uccisi Onu: "Oltre 3000 da inizio proteste" (Repubblica)

L'abitudine radicata ad inserire all'inizio del titolo una parola-chiave (il luogo dove si è verificato un fatto, o la persona coinvolta), seguita da una virgola (o da due punti), è da tempo una routine giornalistica; sa di ripetizione automatica di un modello abusato, di pigrizia mentale, di mancanza di creatività. Lo stesso vale per il finto discorso diretto, riportato tra virgolette, che vuole suggerire l'immediatezza del parlato, ma che alla lunga riesce solo ad essere monotono. Per non parlare della ricerca della sinteticità che sfocia nella soppressione di parti di frase ("Non obbligo giuridico di dimissioni") o nella creazione di orridi lessicali ("Caos Libia").
L'impressione complessiva che ricavo quando do un'occhiata veloce ad altri giornali online, e quindi principalmente ai loro titoli, è duplice: di svogliatezza linguistica, nel ripetere meccanici cliché, e di basso livello stilistico. Molti di quei titoli sono, semplicemente, brutti.

Nel Post trovo un atteggiamento diverso. Eccone qualche esempio, sempre di oggi:
Liam Fox si è dimesso.
Come sono andate le cose alla Camera, oggi.
Non ci sono più i radicali.
Un aereo è precipitato in Nuova Guinea, 28 persone sono morte.
Standard & Poor’s ha declassato la Spagna.

Qui non c'è nulla di meccanico o convenzionale; c'è al contrario la ricerca di due elementi che dovrebbero contraddistinguere i titoli di un giornale, sempre: la semplicità e la chiarezza. A scorrerli con gli occhi si ha la sensazione di respirare aria pura. Di avere davanti qualcuno che ti dice: "Ti voglio parlare di questo fatto che è successo, ma voglio farlo in modo chiaro, con parole semplici e dirette, perché voglio prima di tutto che tu lo capisca bene. Vieni a leggermi."
Sarà forse un dettaglio, o sarà deformazione professionale di linguista; ma secondo me è un'occasione di rinnovamento stilistico (e non solo) offerta dal web, persa da molti blasonati giornali, e colta invece in pieno dal Post. Bravi.

sabato 9 luglio 2011

1 "aggettivoide" è meglio di 2 aggettivi

Sempre più spesso, specialmente nella lingua dei giornali, si preferisce evitare di usare due aggettivi, riferiti allo stesso nome e collegati dalla congiunzione e; al loro posto, una parola unica, in cui di solito i due aggettivi sono uniti da un trattino e il primo è trasformato in una sorta di prefissoide, invariabile.
Qualche esempio:

La situazione politico-economica dell'Italia (la situazione politica ed economica).
i nuovi referenti politico-istituzionali (i nuovi referenti politici ed istituzionali)
la consulenza tecnico-professionale (la consulenza tecnica e professionale)
le bellezze storico-artistiche dell'Italia (le bellezze storiche e artistiche)

Sembra che la lingua giornalistica tenda ad "impacchettare" la sequenza di due aggettivi in un unico componente, più breve e più sintetico, in cui il primo aggettivo funge da pre-modificatore del secondo (a sua molta modificatore del nome).

sabato 15 maggio 2010

Please, mi compri un ticket per la finale di Champions?

Dal Corriere della sera online di oggi, 15 maggio 2010:
Calcio: Champions, esauriti in 6 ore ticket per la finale.

Non sono mai stata troppo insofferente nei confronti dell'uso di anglicismi nella nostra lingua; mi chiedo però perché debba essere necessario, da parte di un professionista della scrittura (non ridete, sto parlando di un giornalista!), ricorrere a un termine internazionale invece che ad un rassicurante e italico biglietto.
Va bene che l'evento è internazionale (è la finale di Champions, no?), ma a qualcuno di voi verrebbe in mente, parlando tra amici, di dire:
Tersilio, vado a comprare il ticket per la finale di Champions. Porto parecchio money, perché dev'essere parecchio expensive.

Perché un giornalista dovrebbe sentirsi quasi in obbligo di usare una parola inglese? E' più dotta? Più di moda? Lo insegnano alle scuole di giornalismo?

domenica 21 marzo 2010

Parlare chiaro.




cartello milano roma

venerdì 1 gennaio 2010

L'anno nuovo

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Gianni Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino, 1997

lunedì 3 agosto 2009

C'era una volta...

C'era una volta un tempo in cui per consultare le opere fondamentali degli studiosi del passato si frequentavano polverose sale di austere biblioteche. Oggi queste sale si frequentano lo stesso, ma si ha anche la possibilità, volendo, di dare una letta da casa propria....

domenica 7 giugno 2009

Parole, parole, parole...

... come sempre, in ogni campagna elettorale, tantissime parole. Quattro sono rappresentate dal grafico di Google trends (Villa Certosa, crisi economica, disoccupazione, referendum), che mostra la loro ricorrenza nel web italiano negli ultimi 30 giorni. Salta agli occhi il balzo di frequenza dei festini presidenziali negli ultimi giorni, e il (conseguente) ristagno di altri temi di ben altra rilevanza.

La domanda (retorica) è: a chi giova questo oscuramento dei problemi reali, se non a chi non ha fatto niente per risolverli, pur essendo stato eletto per questo?

martedì 24 marzo 2009

La forza della semplicità: una lezione americana.

  Il 10 marzo scorso il Presidente degli Stati Uniti ha pronunciato un discorso pubblico sullo stato dell'istruzione in America e sui provvedimenti che intende adottare in questo campo nel corso del suo mandato. Il video mi ha tenuta incollata (all'iPod) per tutti i 33 minuti della sua durata, per due ragioni parallele:

  • i contenuti: mi sembra un sogno sentir parlare in questi termini della scuola e dell'università, come dell'aspetto centrale di un piano di riforme globale indispensabile per uscire dalla crisi. Questa centralità dell'istruzione è del tutto ignota in Italia;

  • il modo in cui Obama esprime questi contenuti. Una sintesi molto ben riuscita fra chiarezza e semplicità.


Traduco alla buona un paio di brevi spezzoni, per rendere l'idea; consiglio comunque la visione integrale del video, che trovate su YouTube.

Nel primo spezzone, Obama, dopo aver descritto i problemi dell'istruzione in America, afferma:
Il declino dell'istruzione in America è insostenibile per la nostra economia, intollerabile per la nostra democrazia, inaccettabile per i nostri figli.

Più avanti, Obama parla della necessità di prolungare il tempo che i bambini passano a scuola (MariaStar, vuoi dare un'occhiata?):
Non possiamo più mantenere un calendario scolastico pensato in un periodo in cui l'America era un paese di agricoltori, che avevano bisogno dei bambini a casa per arare il campo a fine giornata. [...] Ecco perché chiedo non solo di allungare la durata dei programmi di doposcuola, ma anche di ripensare l'organizzazione della giornata scolastica in modo che duri più a lungo.

Una delle priorità del programma di Obama è la riduzione dei costi per gli studenti, sia per i college che per le scuole tecniche; ecco cosa dice a questo proposito (dopo aver quantificato e dettagliato diverse forme di aiuto finanziario previste):
In definitiva, stiamo riducendo le spese scolastiche per 7 milioni di studenti in più rispetto a prima, con un investimento radicale nel futuro dei nostri figli e nel successo dell'America. Chiedo perciò al Congresso, così come al popolo americano, di seguirmi, per rendere possibile questo investimento.

Meraviglia! Poche parole, semplici e chiare, corrispondenti a poche, solide e concrete idee per risollevare la malandata istruzione americana, partendo dall'altrettanto semplice presupposto che non può esistere risanamento economico senza una scuola e un'università che funzionano bene.

Ma veniamo a noi; no, non voglio certo mettere a confronto il video di Obama con quello della nostrana Gelmini (che trovate sempre su YouTube); prendo solo qualche passaggio a caso, vediamo come suona in rapporto all'altro:
Per quanto riguarda invece la scuola superiore abbiamo approvato la riforma che però entrerà in vigore dal 2010 e quindi utilizzeremo i prossimi mesi per il cosiddetto "orientamento", ovvero per fare in modo che le scuole possano attuare e quindi declinare in concreto gli elementi di novità della riforma e anche avremo il tempo necessario per far conoscere le novità alle famiglie e agli studenti.

E quindi, mentre  le scuole italiane stanno a "declinare in concreto gli elementi di novità della riforma", in altre zone del mondo si pongono i fondamenti di un risanamento radicale del sistema scolastico e universitario.

lunedì 15 settembre 2008

Piange il telefono

Leggo su CiaoComo.it che il centralino del comune di Como da qualche tempo dà indicazioni in inglese, italiano e dialetto; questo ha fatto impennare il numero di chiamate ricevute dal portale vocale lariano, scatenando la curiosità dei cittadini che volevano ascoltare le istruzioni nel loro dialetto.

Costo del progetto: 10.000 euro; il sindaco ha ricevuto una telefonata di congratulazioni dalla Catalogna.


sabato 12 luglio 2008

Allenatore di parole


Ubisoft ha messo in vendita da pochi giorni Il mio coach. Arricchisco il mio vocabolario, un videogioco per Nintendo DS.Il motivo per cui lo segnalo qui è che lo scopo del gioco è quello di esercitare il lessico italiano, in un percorso che prevede 20 livelli diversi di difficoltà.

Le definizioni delle circa 16.000 parole che compongono il gioco sono tratte dallo Zanichelli, e la lista di frequenza decrescente delle parole, nonché le regole ortografiche che sono alla base del gioco sono state fornite da me, che le ho estratte da alcuni corpora scritti e parlati dell'italiano.


Il gioco sarà pubblicizzato anche in televisione, con uno spot che ha come protagonista un vero coach del calcio (un po' di esercizio sul lessico farebbe forse bene anche a lui...). Il video si trova qui.

Qui invece si può leggere una recensione del gioco.

sabato 14 giugno 2008

Galileo e l'alfabeto

Dalle pagine della versione online del Dop (Dizionario di ortografia e pronuncia, 1969, curato da Bruno Migliorini e pubblicato dalla Rai), traggo questo spezzone di Galileo Galilei sull'alfabeto, che sintetizza in poche frasi la genialità dell'invenzione della scrittura alfabetica. Da ascoltare, qui sotto.


[audio:galileo.mp3]

mercoledì 16 aprile 2008

Master in Didattica dell'italiano lingua non materna

L'Università per Stranieri di Perugia ha appena pubblicato il bando di
ammissione alla quinta edizione del Master di Primo Livello in
Didattica dell'italiano lingua non materna
. Il Master ha recentemente
conseguito il Label Europeo 2007: un riconoscimento che viene
assegnato ai progetti più innovativi realizzati nell'ambito della
formazione linguistica nel settore professionale. Label europeo
I corsi sono erogati in modalità mista: 8 mesi a distanza e due mesi
in presenza, a Perugia. La scadenza per la domanda di ammissione è il
16 maggio 2008.
Per informazioni, visitare il sito del Master

martedì 18 marzo 2008

Le parole delle elezioni

Insieme ai colleghi che lavorano nel gruppo e-learning, all'Università per Stranieri di Perugia, abbiamo messo insieme un sito in cui raccogliamo i testi dei discorsi e dei programmi elettorali 2008: Le parole delle elezioni 2008. Di ogni testo sono visibili le parole più frequenti (come tagcloud), ma soprattutto i testi sono riuniti in un corpus, che può essere interrogato per parola chiave, lemma e categoria grammaticale.
Al sito è stato affiancato un blog, in cui le scelte linguistiche dei vari candidati possono essere discusse e commentate. Vi aspettiamo...

domenica 2 marzo 2008

Predellino

Dal Grande Dizionario Italiano dell'uso, di Tullio De Mauro (UTET):


predellino /predel'lino/ (pre•del•li•no) s.m.
1 dim. -> 1predella
2 (CO) struttura costituita da uno o più gradini, spec. metallici, di cui sono fornite vetture ferroviarie, tranviarie o sim. per facilitare la salita o la discesa
3 (OB) panchetto per poggiare i piedi o per salire più agevolmente sui letti alti


Anche se la marca d'uso attribuita dal dizionario al termine è "comune", la sua frequenza nel lessico quotidiano di tutti noi, come in quello dei media, è stata pressoché nulla fino al 18 novembre scorso, giorno in cui Silvio Berlusconi ha pronunciato il suo "discorso del predellino" in piazza San Babila a Milano, lanciando la nuova formazione politica denominata Popolo delle libertà.
Da allora, come mostra il grafico, i blog italiani sono tutti un profluvio di predellini, e l'oggetto in questione gode di una popolarità mai conosciuta prima, anche in locuzioni piuttosto inattese: la rivoluzione del predellino, la minaccia del predellino, la democrazia del predellino, sulla strada del predellino, ecc.


predellino


Per restituire il suo ruolo originario a questo simpatico oggetto, invito tutti a guardare la foto qui sotto, che ho trovato su Flickr, che ritrae, in tutta la sua straordinaria normalità, un autentico predellino di vettura ferroviaria.



mercoledì 13 febbraio 2008

Parole democratiche

Nell'immagine qui sotto riporto il tagcloud con le parole più frequenti del Discorso per l'Italia, pronunciato da Walter Veltroni a Spello il 10 febbraio, che ha dato l'avvio alla campagna elettorale per le prossime elezioni del 13 e 14 aprile.

Le 50 parole più frequenti (tolte ovviamente le parole puramente grammaticali, o stopwords, come articoli e preposizioni), evidenziano la centralità dell'Italia (Italia, italiani, paese), e della politica intesa come strumento per agire (cambiare, fare, unire) e per guardare al futuro (nuovo, nuova, futuro). Staremo a vedere...

[le parole più grandi sono le più frequenti]


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domenica 3 febbraio 2008

Elezioni subito / riforma elettorale





Il dilemma italiano delle ultime settimane rappresentato graficamente dalla presenza delle parole "elezioni subito" e "riforma elettorale" nei blog, da dicembre 2007 a gennaio 2008.

sabato 19 gennaio 2008

Lo splendore della lingua

Riporto un passo da L'eleganza del riccio, di Muriel Barbery, Edizioni e/o 2007, che mi è piaciuto particolarmente: mi sembra che, soprattutto da noi in Italia, si abbia poco il senso della lingua come una ricchezza, un bene culturale, ma la si consideri essenzialmente un bene di consumo, come tanti altri (non a caso il passo è scritto da una francese).
I favori della sorte hanno un prezzo. Per chi beneficia dell'indulgenza della vita, l'obbligo del rigore nella considerazione della bellezza non è negoziabile. La lingua, ricchezza dell'uomo, e i suoi usi, elaborazione della comunità sociale, sono opere sacre. Che con il tempo evolvano, si trasformino, si dimentichino e rinascano, che talora la loro trasgressione divenga fonte di una maggiore fecondità, non esclude affatto che prima di prendersi la libertà del gioco e del cambiamento occorra aver dichiarato la loro piena sudditanza. Pertanto gli eletti della società, coloro che la sorte esclude da quelle servitù destinate al povero, hanno la duplice missione di adorare e rispettare lo splendore della lingua.

Questa è la pagina dell'editore italiano del romanzo.