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lunedì 18 luglio 2022

Il governo che verrà nelle parole della stampa


Il discorso giornalistico è spesso caratterizzato dalla ripetizione insistita di cliché, stereotipi linguistici che ripropongono continuamente abbinamenti di parole cristallizzati. Così ad esempio la stampa racconta sistematicamente storie di persone ferite a colpi d’arma da fuoco, di ingorghi stradali per il traffico in tilt, e di scioperi come insiemi di lavoratori che decidono di incrociare le braccia.

Ci sono tuttavia dei temi ricorrenti, soprattutto in ambito politico, in cui il discorso giornalistico, accanto a questa tendenza alla convenzionalità espressiva, rivela una vocazione straordinariamente e sottilmente creativa. Uno di questi temi è quello delle crisi di governo, durante le quali la stampa, di fronte a un governo che non c’è più, si sforza di immaginare e di descrivere le caratteristiche del nuovo governo che verrà. Sta succedendo anche in questi giorni, con il tormentone della fiducia/sfiducia al governo Draghi.

Per curiosità, sono andata a cercare nel corpus che raccoglie 16 annate di Repubblica (1985-2000) le sequenze di parole con frequenza > 10 che seguono il lemma governo. In particolare, ho cercato:

  • gli aggettivi (es. governo forte);
  • le sequenze di + nome (es. governo di scopo).

Il corpus è interessante, perché permette da un lato di seguire l’evoluzione delle combinazioni usate dal quotidiano per descrivere i governi nell’arco di un quindicennio, dall’altro di confrontarle con quelle usate oggi (su cui scriverò un post successivo). Ecco quello che ho scoperto.

Le caratteristiche

I governi vengono descritti su Repubblica per mezzo di aggettivi riferiti alle loro caratteristiche politiche e istituzionali. Un governo può quindi essere tecnico, tecnico-politico, o politico; istituzionale, parlamentare, costituzionale, presidenziale, pre-elettorale, elettorale o referendario (attestato nel periodo 1987-92). 

Per quanto riguarda la sua composizione, può essere monocolore (1985-93), tripartito, quadripartito o anche pentapartito (1985-94: una specie di reperto archeologico). 

Per il suo orientamento può essere laico, centrista, moderato, neutrale, popolare, minoritario, alternativo, riformista o riformatore. In modo inquietante, un governo può inoltre essere parallelo, o occulto, come in questo articolo del 1989:

La Dc ha poi dato all' Italia anche un'altra anomalia: quella del potere consociativo. Vale a dire la tendenza a cogestire il potere di governo anche con quelle forze che stanno all'opposizione. Naturalmente le si rimprovera di farlo se la consociazione concede potere di governo occulto ai comunisti. Ma la pratica di stare al governo e di trovare dei consoci tra l'opposizione si è parecchio diffusa.

Più interessanti sotto il profilo della creatività sono gli abbinamenti di governo con sintagmi preposizionali introdotti da di. In questi casi, l’inventiva dei vari giornalisti porta alla creazione e all’uso di una lunga serie di combinazioni, che si riferiscono ad esempio: allo spettro di forze politiche che il nascente governo sarebbe in grado di raccogliere attorno a sé (di larga maggioranza, di larghe intese, di [larga/grande] coalizione, di larga convergenza, di minoranza, ma anche di maggioranza); agli obiettivi specifici che il governo si proporrebbe (di programma, di ricostruzione, o, in perfetto politichese, di convergenza programmatica). Quest’ultima locuzione è stata usata nel 1988 per designare una proposta del Partito Comunista per la formazione di un nuovo governo:

[…] dovrebbe essere responsabilità di tutte le forze democratiche contribuire a un governo in grado di dare risposte a questa crisi. Si tratta di un governo di convergenza programmatica, ma abbiamo detto anche un governo di garanzia istituzionale perché si vada in Parlamento senza schieramenti precostituiti a un confronto per rinnovare ciò che va rinnovato.

Le combinazioni possono anche riferirsi allo specifico contesto politico in cui il nuovo governo andrebbe a operare, e su cui cercherebbe di influire, segnando il passaggio ad una fase politica nuova: si parla allora di governo di svolta, di tregua, di emergenza, di servizio, di transizione, di (fine) legislatura, di alternativa, o, con suggestiva metafora enologica, di decantazione: quest’ultima combinazione è usata per la prima volta in Repubblica dal 1987, e si ripresenta periodicamente nel corso di tutto il quindicennio, fino al 2000.

C’è poi il governo del ribaltone, usato da Repubblica nel 1994, nel 1995 e nel 1998, in alternativa al semplice ribaltone, come in questo esempio del 1994:

La posizione di Fini non cambia: si deve andare a votare con il governo Berlusconi. Qualunque altra soluzione vedrà Alleanza nazionale all' opposizione. E "a prescindere dal modo con cui il governo sarà chiamato - del presidente, di tregua, istituzionale, di decantazione o delle regole - sarà per noi unicamente il governo del ribaltone, magari mascherato”.

Un insieme nutrito di combinazioni fa invece riferimento al ruolo di rafforzamento della coesione del paese che viene attribuito al nascituro governo. Si parla quindi di governo di garanzia, di salute pubblica, di unità/unione nazionale, di solidarietà nazionale, di riconciliazione nazionale o di salvezza nazionale.

La durata

I governi di cui Repubblica ha parlato nei 16 anni considerati sono stati a volte definiti stabili, ma anche provvisori, transitori, di breve periodo, o, con locuzione di rara efficacia sintetica, perché evoca allo stesso tempo la brevità della durata, la stagione estiva in cui vedrebbe la luce, e il suo carattere di ininfluente transitorietà, balneari. Lo si deduce da questo esempio del 1986: 

Scontate le dimissioni di Craxi, si apre ora una crisi che sarà certamente lunga e difficile. Così lunga da consigliare, si diceva ieri sera, un momentaneo governo balneare di minoranza in attesa di vederci più chiaro.


venerdì 21 marzo 2014

C'è posta per Renzi

Ogni 120 secondi Matteo Renzi riceve circa 25 menzioni su Twitter: vengono cioè inviati 25 tweet che contengono una menzione al suo utente (@matteorenzi). Questo, almeno, per le ore diurne (e non ho intenzione di verificare i numeri per quelle notturne).
Una parte sono risposte ai tweet postati da Renzi, mentre alcuni sono nuovi tweet che avviano, almeno potenzialmente, una nuova conversazione col Presidente del Consiglio.
I toni e i temi di questi tweet sono dei più vari: si va dall'incitamento alla presa in giro, dal sarcasmo al consiglio, dall'insulto al puro e semplice cazzeggio (alcuni esempi sono riportati qui sotto).

Da una lettura sommaria, avendo scritto diverse cose sull'uso di Twitter da parte dei politici, mi viene da pensare che, se è vero che i politici hanno ancora molto da imparare nell'uso dei social, anche l'altro lato della medaglia - noi cittadini - avremmo davvero bisogno di un bel corso di formazione. La tecnologia ci offre strumenti preziosi per comunicare, anche con chi ci rappresenta: siamo certi che li stiamo utilizzando nel modo migliore?

dalle notizie che leggo pare che @matteorenzi sia rimasto l'ultimo viola in #Europa #FiorentinaJuve 
@matteorenzi Fossi in te, prenderei Barroso e quell'altro deficiente per il colletto e gli direi: oh bambini! Abbiate rispetto del mio Paese 
@matteorenzi sono preoccupato per la storia dell'appartamento. Ora ti rosoleranno a fuoco lento. Reagisci in modo convincente. Ciao! 
@matteorenzi  Matteo fai un favore all'Italia, fai un trenino di manager con destinazione affanculo, te ne saremo grati. 
@matteorenzi Poiché è stato dimostrato che l'aumento dell'aliquota IVA ne ha diminuito il gettito, perché non portarla dal 22% al 18%? 
@matteorenzi perchè non prendi i soldi dove sono? è difficile mettere le mani nelle tasche dei ricchi? speravo tu lo facessi. 
@matteorenzi invece di dare 80 € ai lavoratori, dai lavoro a chi non ce l'ha. #disoccupazione
@matteorenzi scusa Matteo Renzi, con tanti esperti MinisteroFinanze che ci fai con un Cottarelli che lo devi pure pagare? 


sabato 16 novembre 2013

Punti di vista


Due prime pagine di oggi, 16 novembre 2013, all'indomani della scissione del Pdl.






martedì 3 settembre 2013

Archeo-tweet: ce l'abbiamo in testa

Ce l'abbiamo in testa almeno dal 16 febbraio 2012. Contro una curvatura (??) personalistica. Tranquilli.





lunedì 22 aprile 2013

Parole come pietre

Il discorso al Parlamento di Giorgio Napolitano, che inaugura il suo secondo mandato, è stato commentato in tempo reale su Twitter e subito dopo nei principali organi di informazione: un discorso definito duro, di ammonimento, di critica spietata (Repubblica), o sferzante, pieno di bacchettate ai partiti (Corriere della Sera).
Alcune parole in particolare hanno contribuito ad ottenere questo effetto; l'analisi della keyness ci aiuta proprio a scoprire le parole che caratterizzano il discorso di Napolitano e che lo rendono diverso e specifico rispetto ad altri. La keyness è un coefficiente statistico che risulta dal confronto tra la lista di frequenza di un testo (nel nostro caso il discorso di Napolitano) e un insieme di testi di riferimento con cui il testo in esame viene paragonato (un corpus esteso di discorsi politici degli ultimi 15 anni).
Quella che segue è una breve lista di alcune delle parole che hanno valori di keyness più elevati, e che dunque possiamo considerare le parole-chiave del discorso presidenziale:

intese: nelle espressioni "necessità/esigenza di intese", o "intese tra forze diverse". C'è poco da fare, dice il Presidente, bisogna trovare il modo di mettersi d'accordo; 
sordità. E' una delle parole-chiave più importanti, che fotografa l'incapacità delle forze politiche di prestare ascolto; 
imperdonabile: l'aggettivo è riferito alla mancata realizzazione delle riforme e di una nuova legge elettorale; 
maturità: è quella che è mancata "per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessità"; 
soluzioni: quelle che non si è stati capaci di trovare, le "soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale"; 
contrapposizione: Napolitano non evoca solo quella tra forze politiche diverse, ma anche quella fra piazza e Parlamento e quella, più recente, tra rete e forme di organizzazione politica più tradizionale; 
età: è un elemento che ha caratterizzato i commenti e le reazioni alle candidature che nei giorni scorsi sono state presentate senza successo in Parlamento, e che si è riproposto necessariamente anche per la rielezione di Napolitano. Il presidente lo evoca a più riprese, ma ne rovescia in positivo il significato quando dice "Permettete che ve lo dica uno che entrò qui da deputato all'età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica.";
concretamente: è un avverbio poco usato in politica, ma denso di significato nelle parole di Napolitano: "C'è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo".

martedì 19 marzo 2013

Openpolitica all'Università per Stranieri

Il 27 marzo alle 14 con Elena Pistolesi (Università di Modena e Reggio Emilia, autrice tra l'altro di "Il parlar spedito. L'italiano di chat, e-mail e sms", 2004), parleremo di testi brevi, scrittura in rete, e di come i social media stanno cambiando il modo di comunicare, anche in politica.
Presenteremo anche "Openpolitica. Il discorso dei politici italiani nell'era di Twitter", che ho pubblicato alla fine del 2012.
Se siete dalle parti di Perugia, veniteci a trovare.



domenica 10 marzo 2013

La lingua batte

Sabato 9 marzo, nel corso de La lingua batte, il programma di Giuseppe Antonelli sulla lingua italiana trasmesso su Radio 3, si è parlato di italiano telematico e anche di Openpolitica.
Ecco il link al podcast della puntata.

mercoledì 23 gennaio 2013

Recensioni


Dopo quella di Giuseppe Antonelli su Il Sole 24 ore di domenica 9 dicembre 2012, è uscita un'altra recensione di Openpolitica. Il discorso dei politici italiani nell'era di Twitter. Questa volta è su l'Espresso del 24 gennaio 2013, a pagina 41, e l'ha scritta Marco Belpoliti. Questa è la versione online.

sabato 5 gennaio 2013

#Montilive: un riassunto e alcune considerazioni

Dalle 11.03 alle 12.41 Mario Monti ha risposto in Twitter alle domande dei cittadini. In 100 minuti ha dato una risposta a 15 delle numerosissime domande ricevute (riporto le risposte in fondo al post).
Al di là delle critiche ("ha risposto solo alle pochissime domande che gli convenivano") e delle ironie (sulla lentezza delle risposte, sullo stile poco adatto alla brevità di Twitter, sullo staff che non lo ha aiutato abbastanza), spesso condivisibili, provo ad elencare invece alcuni motivi per cui ho apprezzato il suo esperimento:
  • in primo luogo, appunto perché si è trattato di un esperimento: non ricordo nessun altro leader italiano, anche se utente di Twitter di lungo corso, che si sia dato in pasto per un'ora alle domande/critiche/ironie/sarcasmi, a volte feroci, degli utenti di Twitter; vale anche la pena ricordare che lo stesso Obama, sulla cui efficacia nella comunicazione sui social media pochi hanno dubbi, rispose a non più di una decina di domande nel suo incontro coi cittadini su Reddit dello scorso agosto;
  • perché rispondere in pochi minuti, e in 140 caratteri, anche solo a 15 domande, come ha fatto Monti, non è affatto facile: Twitter è un mezzo di comunicazione complesso, diverso da tutti gli altri che siamo abituati ad usare (come argomento in "Openpolitica. Il discorso dei politici italiani nell'era di Twitter"), e Monti non è certo un suo utente assiduo; mi piacerebbe vedere al suo posto uno dei tanti che (come me) ci passano delle ore al giorno, con la pressione delle domande che incalzano e la consapevolezza che pochi minuti dopo tutti gli altri media ne parleranno;
  • dal punto di vista delle strategie di comunicazione legate alla campagna elettorale, con un paio d'ore di presenza in diretta su Twitter Monti ha ottenuto il risultato di far lievitare il numero dei suoi follower di qualche migliaio ("Un attimo... 100.007 follower. WOW!!", come lui stesso ha twittato), e di aver aggregato intorno al suo nome e alla sua lista una comunità molto numerosa di utenti. Per essere uno che sbarca solo adesso nel mondo dei social media, non mi pare un risultato da poco.

Il definitiva, quindi, l'esperimento è stato coraggioso e utile, anche se non sempre riuscito dal punto di vista dello stile e dei registri utilizzati.

Di seguito le domande a cui Monti ha risposto in #Montilive (in arancione le domande, in nero le rispose).
Caro @SenatoreMonti, sicuro che quello che hai fatto (e farai) è ridurre gli sprechi? t.co/04ZaNEUr #ottoemezzo
@tigella In soli 13 mesi abbiamo dimostrato quanto si potrà fare nei prossimi 5 anni. #MontiLive @scelta_civica

Il @SenatoreMonti non dice agli italiani quanto ci sta costando salvare Grecia e Spagna. Cambia discorso. Chissà perché?
@daw_blog Molto. Ma sicuramente meno di quanto sarebbe costato salvare l'euro! #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti quali sono le Sue proposte per rilanciare il mezzogiorno?
@pierust Su Agenda-Monti.it proposte concrete: lavoro, lotta alla criminalità, ruolo delle donne. #MontiLive @scelta_civica

Caro @SenatoreMonti, riesce a farcelo un sorriso almeno qui...? Non è difficile: due punti, trattino, parentesi tonda chiusa. #montilive
@Iabicus :) ... :) (basta così ?). Grazie! #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti Caro Prof. Monti. abbiamo creato su facebook il gruppo "io sostengo Mario Monti" Come possiamo appoggiare la sua campagna?
@Bevilacqua62 A brevissimo su Agenda-Monti.it troverete tutte le indicazioni per aiutarci. Ne avremo bisogno! #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti se guiderà nuovo governo cosa farà (di più) per rendere il digitale chiave di sviluppo economico e sociale per nostro Paese?
@pierani Cominceremo a pensarlo e utilizzarlo come lo strumento principale per trasparenza ed efficienza della PA #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti Primo consiglio dei Ministri del Monti bis: quale sarà il suo primo provvedimento? Berlusconi abolirá l'Imu, e lei?
@cescon_maurizio Una legge elettorale seria. Questa non è degna di un Paese come l'Italia. #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti Politica estera: Oltre all'europeismo, da premier proseguirà la politica energetica di Berlusconi? O cercherà altra strada?
@PaoloRibichini L'ho indicato nella Strategia Energetica Nazionale presentata dal governo il 16.10.12. #MontiLive @scelta_civica

. @SenatoreMonti perché alleanza con Udc e Fli se vuole rappresentare il nuovo in politica? grazie
@laurapreite Voglio alleare la SOCIETA' CIVILE e donne e uomini in politica scelti con rigore. #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti quali sono le Sue proposte per rilanciare il mezzogiorno?
@pierust Su Agenda-Monti.it proposte concrete: lavoro, lotta alla criminalità, ruolo delle donne. #MontiLive @scelta_civica

@senatoremonti si sente più italiano o più europeo? #montilive
@nomfup Orgogliosamente italiano, decisamente europeo. #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti Sig:.Presidente, sono un Dirigente Scolastico. Vorrei conoscere le Sue proposte per la scuola. Grazie.
@giulianosal Lavorare sulla scuola affinchè un giorno dirigenti scolastici e docenti siano orgogliosi di esserlo. #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti l'Italia é piena di #pionieri, che hanno saputo innovare il metodo di fare le cose.Ci sono pionieri nella politica? chi sono?
@ProgettoRENA Lo dico con modestia, ma in questo momento mi sento io stesso un po' un pioniere. Venite anche voi! #MontiLive @scelta_civica

@SenatoreMonti Se non dovesse avere la maggioranza, è pronto al dialogo con il vincitore, @pbersani o @berlusconi2013 ?#MontiLive
@tg1online  Dialogo? Sì, con tutti, anche se avessi la maggioranza.
@tg1online scusate, mi è partito un "invio". E' il bello della diretta. Ora completo la mia risposta. #MontiLive @scelta_civica
@tg1online Dialogo sì, con tutti, anche se avessi la maggioranza. Sostegno a governi non riformisti: NO @pbersani @berlusconi2013 #MontiLive

@SenatoreMonti quali sono, secondo lei, le prime 5 priorità per l'Italia?
@UbuManuel In un tweet, solo la prima: valorizzare il ruolo delle donne.     Senza questo, l'Italia non crescerà. #MontiLive @scelta_civica


Twitter time over :'( Non vorrei fermarmi più! Ma se continuo a twittare non preparo le liste per raccogliere le firme. Grazie! #MontiLive

sabato 1 dicembre 2012

Twitter e le primarie

Sei gradi, il blog del Corriere della Sera online, pubblica oggi un mio articolo sullo scontro televisivo Bersani-Renzi per le primarie del Pd e i commenti degli spettatori su Twitter.

sabato 3 novembre 2012

Di Pietro, il killeraggio e le zanzare


Caro Maurizio Crozza,

in Italia, come sai, non solo i politici rispondono agli interessi di fazione ma anche giornalisti, conduttori e persino uomini e donne di spettacolo si prestano spesso a operazioni di killeraggio per conto del padrino politico di turno. [...] E’ la legge su cui si basano tutte le campagne di calunnia e killeraggio politico e nessuno ci andava a nozze quanto Berlusconi.
Con questo post Antonio di Pietro si difende dalle accuse che gli sono state rivolte da una puntata di Report, e, i giorni successivi, dalla stampa e dall'opinione pubblica, rivolgendosi in particolare al comico Maurizio Crozza, che nel suo spettacolo su La7 aveva ironizzato sulla vicenda.
La stampa e i social media hanno subito ripreso le dichiarazioni di Di Pietro (spesso, tra l'altro, riportandole in modo errato, usando il virgolettato "killeraggio mediatico", quando invece Di Pietro parla di "killeraggio politico": vedi Repubblica.it e Corriere.it; ma questa, purtroppo, è abitudine consolidata).
Il Dizionario della lingua italiana di De Mauro (Paravia) fa risalire al 1981 il primo uso del nome derivato killeraggio, e ne indica i due significati: quello proprio, di "assassinio compiuto da un killer", e quello figurato, di "il calunniare qualcuno sistematicamente, allo scopo di screditarlo (spec. in ambito politico").
Una ricerca sul mai troppo apprezzato archivio storico de La Stampa ha in effetti evidenziato che il senso figurato è ben più presente negli articoli di giornale rispetto a quello proprio: il killeraggio è politico, giornalistico (in un articolo del giudice Caponnetto, del 1993), culturale (in una lettera di un lettore, del 1993), psicologico, sportivo, giudiziario. Solo negli anni '80 si parla un paio di volte di "killeraggio morale", sempre riferendosi all'opera di screditamento attuata da giornalisti.
I personaggi più vari si dichiarano oggetto di killeraggio, o sono dichiarati tali dagli autori degli articoli: Berlusconi, che spesso parla di "killeraggio politico" nei suoi confronti, ma prima di lui Craxi e Pannella; in ambito sportivo, alcune squadre di calcio, che si ritengono maltrattate dagli arbitri o dai rudi difensori delle squadre avversarie; nel mondo dello spettacolo, personaggi come Maurizio Costanzo e Lucio Battisti. Ma anche cittadini comuni dichiarano di essere vittima del killeraggio dei vigili attraverso le contravvenzioni.
Di Pietro non è nuovo all'uso del derivato: nel 1997, quando non aveva ancora fondato l'Italia dei valori e non era così avvezzo alle interviste televisive, dichiarava in tv: "Il Polo pratica killeraggio giudiziario". La novità del suo post rivolto a Crozza è dunque nel fatto di riferire il termine non ad una parte politica o alla stampa, ma ad un comico.
Anche attraverso la satira, dunque si "pratica killeraggio"? Pare di sì, se già nel 2001 Gianpiero Gamaleri, Consigliere di amministrazione della Rai, dichiarava, a proposito del caso Luttazzi: "La satira non può trasformarsi in un diritto di killeragggio" (La Stampa, 19 marzo 2001).
Il termine, come molti altri analoghi (gogna mediatica, sciacallaggio, campagna di disinformazione, ecc...), deve la sua diffusione a quel meccanismo incontrollato di riuso acritico e inconsapevole scatenato dalla stampa e dalla televisione; al punto che oggetto di killeraggio diventano non solo uomini politici, magistrati e comici, ma anche... zanzare:
Piemonte, è guerra alle zanzare. Strategia basata sul killeraggio delle uova (La Stampa, 22 luglio 1998).

lunedì 29 ottobre 2012

11 mesi di tweet dei politici. 1: i leader

Da oggi pubblico nel blog una serie di dati legati alla mia ricerca sul linguaggio dei politici italiani su Twitter, che presento in un volume appena pubblicato da FrancoAngeli (Openpolitica. Il discorso dei politici italiani su Twitter).
I primi dati, relativi agli 11 mesi compresi tra novembre 2011 e settembre 2012, riguardano il numero di tweet inviati da 7 dei leader inclusi nel mio campione totale di 40 politici.

Numero di tweet di 7 leader politici in 11 mesi (nov. 11 -  sett. 12)

Come si vede, Di Pietro è di gran lunga il leader più attivo, con oltre 3500 tweet inviati in 11 mesi. Casini e Bersani lo seguono a distanza, con poco più di 1000 tweet, seguiti a loro volta da Fini, Bindi, Rutelli e Alfano, che ha inviato 219 tweet.
I dati mostrano alcuni comportamenti specifici di singoli leader: ad esempio, Fini non ha twittato nei mesi di maggio, agosto e settembre; Di Pietro è uno dei pochi ad avere un'attività molto intensa (245 tweet, quasi 8 al giorno) nel mese di agosto, in cui tutti gli altri rallentano l'invio di tweet per le ferie estive.

La ripartizione per mesi dei tweet dei 7 leader

Il secondo grafico mostra invece l'andamento dei tweet dei 7 leader negli 11 mesi considerati; come si vede, c'è una crescita costante con un picco di attività a marzo, e un calo sensibile ad agosto, con una successiva ripresa consistente in settembre.
I dati dei 7 leader evidenziano delle peculiarità rispetto a quelli globali dei 40 membri del campione, come mostrerò con altri grafici nei prossimi giorni.

sabato 20 ottobre 2012

Openpolitica su Twitter: l'importanza delle scelte linguistiche e della qualità del dialogo


I social media attirano sempre più l'attenzione dei media tradizionali, per la loro capacità di aggregare numeri imponenti di persone. Twitter non è il più frequentato, ma è di certo quello dotato di maggiore specificità.
Per quattro mesi ho seguito 40 politici italiani su Twitter ed ho estratto i contenuti che hanno prodotto. La mia ipotesi è che Twitter può rappresentare, anche per la politica, una grande opportunità di rinnovamento, perché è in grado di rompere i rituali ormai sterili della vecchia comunicazione politica televisiva, e di offrire un ambiente e uno stile comunicativo nuovo, basato su un principio semplice, ma rivoluzionario: sui social media la comunicazione è orizzontale, e avviene tra pari. Si va su Twitter per dialogare con altre persone, diverse da noi per età, idee, ruolo svolto nella società, ma tutte con lo stesso nostro diritto di esprimersi e partecipare. E questo principio vale anche per i politici.
Nulla di più distante dalla tradizionale comunicazione politica televisiva, verticale, monodirezionale, in cui qualcuno, spesso imbeccato da giornalisti compiacenti, si rivolge ad una massa indistinta di persone senza che esse abbiano la possibilità di replicare.
Nella nostra società, ormai così diffidente nei confronti della politica, questo modo di comunicare è diventato semplicemente improponibile; i social media hanno l'enorme merito di offrire, anche alla politica, l'opportunità di esprimersi in modo diverso: dialogando, interagendo, partecipando.
Il mio studio cerca quindi di verificare a che punto è la politica italiana in questo processo verso forme nuove di comunicazione; lo fa attraverso un'analisi linguistica di dati reali, seguendo il filo conduttore di cinque temi, che caratterizzano Twitter come mezzo di comunicazione:

  • la concretezza delle scelte linguistiche;
  • la tendenza alla dialogicità;
  • l'espressione della propria soggettività;
  • l'attitudine a creare aggregazione;
  • la ricercabilità.

Sono tutte caratteristiche imprescindibili per comunicare in modo efficace su Twitter, non solo in campo politico; nel network si può emergere anche senza un numero di follower spropositato, ma di certo non si è efficaci se non si è concreti, se non si ricerca costantemente il dialogo con gli altri, se non si esprime con chiarezza il proprio punto di vista soggettivo e se attorno ad esso non ci cerca di aggregare altre persone, e infine se non ci si sforza di rendere facilmente ritrovabili i contenuti che si sono prodotti.
L'adesione consapevole a queste caratteristiche comporta inevitabilmente un'attenzione particolare alle scelte linguistiche, alle parole che si usano, attraverso le quali ci si dispone ad un dialogo con gli altri; è proprio dalla qualità di queste scelte linguistiche e di questo dialogo - e non dal numero dei follower - che dipende l'efficacia della comunicazione politica su Twitter.

Stefania Spina, Openpolitica. Il discorso dei politici italiani nell'era di Twitter (Franco Angeli, 2012), sarà in libreria alla fine di ottobre.

giovedì 20 settembre 2012

Il buon governo, la castità e il senso dell'umorismo

Adoro Twitter; uno dei motivi per cui lo adoro è che stimola l'ironia e il senso dell'umorismo, anche in categorie di persone che non sospettavamo potessero essere ironiche.
Avete mai pensato a un politico come a un essere umano dotato di senso dell'umorismo? Beh, guardate qua.


venerdì 31 agosto 2012

Camusso, Bersani e il web

Camusso e Bersani mostrano di avere compreso poco del rapporto tra il web e il linguaggio. Il web, per chi lo vuole, è il luogo del dialogo e dell'interazione. Se chi lo usa non vuole dialogare, non è colpa del web.
Grillo, per esempio, è uno che non ha nessun interesse al dialogo, e propina al mondo i suoi monologhi esaltati soprattutto attraverso il web. Ma la sua natura esaltata e monologante non è una conseguenza del web.
Questo atteggiamento di timore, come se alcune cose possano rappresentare oscure minacce, si manifesta soltanto in un caso: quando le cose non si conoscono. E infatti Camusso e Bersani il web non lo conoscono proprio. 


lunedì 30 luglio 2012

Alcuni non trascurabili vantaggi della brevità

Da alcuni mesi sto studiando il linguaggio usato da un campione di 40 politici italiani in Twitter; l'argomento mi appassiona, anche perché nel confronto la lingua usata dai politici in televisione esce con le ossa rotte, senza possibilità di appello.
Ragionavo da un po' sull'uso di alcuni aggettivi che servono ad esprimere una valutazione soggettiva su qualcosa: ad esempio, favorevole, o contrario. Non solo  aggettivi di questo tipo sono molto più frequenti in Twitter, ma sono anche usati diversamente, in modo più chiaro e più diretto. Ecco un esempio (da Twitter), in cui un politico risponde ad una domanda sull'abolizione degli ordini professionali:
@utente sono favorevole all'abolizione degli ordini professionali
Ed ecco un altro esempio, da un talk show televisivo, in cui un politico risponde ad una domanda sul ponte sullo stretto (riporto solo le prime 3 delle circa 120 righe):
Il ponte sullo stretto è una cosa molto suggestiva, però se noi chiediamo... Io non sono in principio opposto, contrario a grandi opere, a grandi fatti di ingegneria e di realizzazione, però mettiamo in fila le priorità.
Allora, le conclusioni sono due.

Primo: se uno vuole, in Twitter esprime il suo parere in modo chiaro e diretto, mentre in TV prima dice un fiume di sciocchezze e poi, alla fine, dice che "in principio non è contrario".

Secondo: forse uno dei motivi per cui mi piace Twitter, perfino quando è usato dai politici, è proprio la rassicurante certezza che finisce presto, che la pazienza dovrà durare solo per 140 caratteri. Ce la posso fare, mi dico; mentre in tv finisce sempre che, dopo cinque minuti di supplizio, spengo o metto Rai Storia.

mercoledì 4 luglio 2012

Commutazione di codice (ad cazzium)

Fino a qualche mese fa, Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, twittava inopinatamente in inglese; per questo motivo non è fra i 40 politici che ho selezionato come campione per il mio studio sul discorso politico in Twitter.
Da qualche mese ha iniziato a twittare in italiano (si è accorto che i territori che amministra sono abitati da italofoni?); oggi scopro che si serve di occasionali commutazioni di codice, facendo uso, ad cazzium, di latino maccheronico, per attenuare espressioni informali non particolarmente politically correct.
Non so se è più comico lui o la stampa che si indigna (Repubblica parla di "tweet triviale" di Formigoni). Di certo non avrà apprezzato la casalinga di Voghera, che già si rallegrava di poter leggere i tweet presidenziali in idioma italico.


mercoledì 13 giugno 2012

Rem non tenet

Deve proprio essere che non ha ben chiaro il concetto, Mastella, se le parole che ne derivano sono così scomposte e antiestetiche.
Con un inquietante post su Facebook, l'ex Guardasigilli ci chiede di essergli "da canto", perché così può riprendere il suo percorso politico, che in realtà tutti noi consideravamo definitivamente concluso.


Turbata da dalla portata di tale affermazione, spingo un po' più in basso il mio sguardo e rinvengo un secondo post, assai oscuro e di difficile interpretazione. Quello qui sotto.


Con aggettivazione proustiana definisce "incredibile" la confusione politica attuale (suppongo che debba esistere anche una confusione economica, una sociale, e forse, visti i tempi, anche una confusione antipolitica).
Il successivo ablativo assoluto ("I partiti latitanti") introduce la parte più drammatica del passo, che ci offre un parallelismo, anche morfologico,  tra "il partito della disperazione" (che guarda a Grillo) e "quello della preoccupazione" (rappresentato dai tecnici tecnici).
L'urlo di indignazione conclude, sia pure senza punteggiatura, l'accorata prosa. Il tutto - come ulteriore prova di perizia scrittoria - senza l'ombra di una maiuscola (non era facile, lo ammetto).
Che dire di fronte a tanta sapienza? Che se questo è il modo di articolare un pensiero, il pensiero medesimo non deve essergli molto chiaro, di sicuro.

venerdì 13 aprile 2012

I magnifici 40: come i politici comunicano su Twitter

Fonte: laDemocrazia.it
Da qualche mese mi occupo in modo piuttosto intensivo dell'uso di Twitter da parte dei politici italiani; mi interessa capire se una nuova tecnologia, e, di conseguenza, una nuova forma di comunicazione con regole, convenzioni e abitudini proprie, è in grado di modificare le regole, convenzioni e abitudini del discorso politico tradizionale, cioè quello che ci arriva attraverso un'altra tecnologia, la televisione.
Per fare questo, per 4 mesi ho seguito 40 politici italiani su Twitter, i miei "magnifici 40", prelevando in modo automatico i loro 31581 tweet, che hanno dato origine a un corpus complessivo di circa 450 mila parole.
L'idea di base (o forse la speranza) è che l'uso di Twitter, in cui la comunicazione non è mediata da altri (in TV, ad esempio, i giornalisti), ma presuppone un contatto diretto, bidirezionale, tra il politico e il resto del mondo, possa contribuire a restituire al discorso politico almeno parte di quella autenticità  e di quella vitalità che un trentennio di talk-show e dibattiti televisivi gli hanno tolto.
Il discorso politico, molto studiato dai linguisti negli ultimi decenni, nella sua forma di "discorso politico televisivo" è ormai diventato una pseudo-comunicazione, perché il suo fine principale non è quello di essere compreso dai suoi destinatari, le persone che guardano la televisione. Nel corso della mia analisi, che prevede anche un confronto tra i dati di Twitter con dati tratti da una quarantina di dibattiti e talk-show televisivi, mi capita spesso di rinvenire uno sforzo maggiore di chiarezza e una maggiore tensione ad essere compresi nei 140 caratteri di un tweet piuttosto che in due ore di sproloqui urlati in televisione. La sensazione è che spesso in un tweet ci sia la volontà di esprimere un contenuto, mentre in TV domini la volontà opposta di non esprimerlo (oscurandolo, banalizzandolo, o semplicemente evitandolo, girandogli intorno).
Parte del lavoro che sto facendo sarà oggetto di una presentazione al Convegno SILFI (ad Helsinki, il 18 giugno prossimo). Dati e maggiori informazioni nelle prossime settimane su questo blog.

sabato 22 ottobre 2011

Un confronto serio


Il 14 ottobre scorso, venerdì, nelle interviste andate in onda dopo il film Viva Zapatero, Mentana ha rivolto alcune domande a Rutelli e Alemanno. Il giorno prima alla Camera c'era stato il voto di fiducia sul bilancio, e molte delle domande riguardavano il futuro della risicata maggioranza che ne era venuta fuori.
Una delle espressioni che ho sentito usare più spesso, da Alemanno in quell'occasione, ma in generale in molti dibattiti televisivi di questi giorni è "adesso serve un confronto serio".
In molti casi mi ha dato l'impressione di essere una di quelle espressioni così abusate da diventare vuote di significato, specialmente nel linguaggio dei politici, che spesso preferiscono appunto la vuotezza alla semplicità, l'indeterminatezza alla chiarezza.
Che significa esattamente che serve un confronto serio? Non è forse proprio dell'attività politica confrontarsi costantemente con tutti, elettori, cittadini, oppositori, compagni di partito? Finora questo confronto non c'è stato, o non è stato serio? O l'espressione indica più semplicemente che adesso bisogna trovare nuovi accordi, perché quelli vecchi non vanno più bene? 
Il telespettatore, in ogni caso, non ne esce con le idee chiare. Il fatto poi che ad essere usata sia una collocazione, cioè l'uso congiunto di due parole che tendono a ricorrere frequentemente insieme, e quindi a cristallizzarsi, a diventare convenzionali, aumenta l'impressione di scarsa chiarezza.
Così ho dato un'occhiata in vari corpora dell'italiano, per vedere se l'uso di questa espressione è tipico del linguaggio politico; e ho scoperto, nel Perugia corpus, che le uniche occorrenze si trovano in cronache politiche dei giornali e in talk show televisivi di approfondimento politico. 
Allora ho guardato negli archivi di Repubblica, in cui l'espressione è piuttosto ben rappresentata (circa 480 occorrenze); ma il suo uso sembra aver subito un'impennata a partire dal 2001, come mostra il grafico. Non altrettanto si può dire di espressioni analoghe (ampio confronto, confronto approfondito), che sono molto meno frequenti e non mostrano variazioni da un anno all'altro.
Sembrerebbe proprio che evocare la necessità di un confronto serio sia uno di quegli espedienti linguistici usati  per restare nel vago, non parlare chiaramente, sostanzialmente per non dire niente. 
E il fatto che dal 2001 il suo uso si sia così moltiplicato non ci suggerisce nulla di buono.