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domenica 29 dicembre 2024

Le parole più usate nel web nel 2024 tra IA, guerra e meteo

 Word Art

L'immagine è tratta dal sito della Scuola Primaria di Buttigliera d'Asti 


Le parole più usate sul web sono un buon indicatore del lessico che ha caratterizzato l'anno che si avvia alla conclusione. Gli strumenti e i metodi della linguistica dei corpora consentono di confrontare su base statistica corpora del 2024 con corpora degli anni precedenti ed estrarre il lessico che quest'anno è stato usato con una frequenza anomala rispetto al passato, e dunque quello più tipico del 2024.

La piattaforma SketchEngine mette a disposizione Italian Trends, un monitor corpus dell'italiano, un corpus, cioè, che viene aggiornato regolarmente due volte alla settimana con testi estratti automaticamente dal web, di genere prevalentemente giornalistico. Il corpus viene incrementato in media con 3-4 milioni di parole ogni giorno dal 2014, ed ha raggiunto nel 2024 le dimensioni di 10 miliardi di parole.

Usando questo corpus, ho confrontato il lessico usato nel 2024 con quello usato nei due anni precedenti, che sono serviti come corpus di riferimento per fare emergere le peculiarità lessicali del 2024. L'analisi per keywords consente di estrarre le parole chiave sia come singole unità lessicali che come combinazioni di parole, escludendo i nomi propri, che sono ovviamente tra le parole più frequenti. Ecco che cosa è emerso.

 

Intelligenza artificiale

IA generativa è l'espressione con indice di keyness più alto nel 2024 rispetto al biennio 2022-23. L'intelligenza artificiale, che nella sua dimensione generativa è esplosa come fenomeno di massa nel corso del 2022, continua ad occupare le pagine dei giornali e dei siti web anche nel 2024. In particolare, emergono quest'anno tra le prime 10 parole chiave LLM (large language model) e prompt, che è usato in espressioni come affinare il prompt, per rendere più efficaci le risposte del sistema di IA.

 

Guerra

Un altro tema che fornisce parole chiave per il 2024 è quello della guerra. Genocidio è la quarta per coefficiente di keyness (perpetrare, commettere, legittimare, giustificare, ma anche condannare, fermare impedire, denunciare), seguita da cercapersone (l'esplosione avvenuta in Libano) e da ostaggio. Tra le combinazioni di parole figurano attacco aereo, pace giusta e gabinetto di guerra. 

 

Politica

La sfera politica è sempre ben rappresentata nei testi pubblicati sul web, anche nelle parole chiave, che fotografano i temi politici più dibattuti nel corso di quest'anno. Premierato è la seconda parola chiave del 2024 dopo IA generativa, ed è seguita da dossieraggio e ultradestra. Tra le combinazioni di parole, le più tipiche del 2024 sono risultate autonomia differenziata, terzo mandato e campo largo.

 

Cronaca

Nel campo della cronaca e dei fenomeni sociali, per la risonanza mediatica del personaggio coinvolto emerge pandoro, riferito allo scandalo della Ferragni, spesso in espressioni come pandoro-gate e pandoro brandizzato. Segue a ruota l'anglicismo overtourism (combattere, contrastare, arginare), woke, e gli inquietanti antisemitismo, manganello e saluto romano. Altre combinazioni di parole legate a fatti di cronaca o a fenomeni sociali emergenti sono esperienza immersiva, affitto breve e circolazione ferroviaria, che nel 2024 ha guadagnato più volte l'onore della cronaca.

 

Meteo

Un'area in cui si segnalano diversi elementi lessicali particolarmente usati nel 2024 è quella legata alle condizioni metereologiche, che nel tempo tendono ad occupare sempre più le pagine dei giornali, per il loro legame col cambiamento climatico e per gli episodi di condizioni metereologiche particolarmente violente e avverse. Le parole chiave legate al meteo riguardano sia le semplici previsioni (precipitazioni, perturbazione,ondata di freddo, aria fredda, pioggia intensa) che le situazioni in cui il meteo presenta rischi concreti per l'incolumità delle persone (allerta arancione / rossa).

 

Sport

Lo sport è presente con poche combinazioni di parole con frequenza anomala rispetto al biennio precedente, tra cui seconda stella, girone unico e doppio femminile. Calcio e tennis sono quindi gli sport più rappresentati.

 

Neologismi

Tra le parole chiave del 2024 ve ne sono alcune che non rientrano in temi specifici, ma sono entrate recentemente nei dizionari come neologismi, e nel corso dell'anno hanno iniziato ad essere usate con maggiore frequenza. È il caso ad esempio di brat (persona che attira l’attenzione grazie a uno stile non convenzionale), venuto alla ribalta anche nelle recenti elezioni americane, e di dissing (brano che ha l’obiettivo di prendere in giro, criticare o insultare altre persone, di solito appartenenti allo stesso ambiente musicale), che in casi sporadici esce dall'ambito strettamente musicale e viene usato per dispute riguardanti il cibo o addirittura riferito alla filosofia antica (Molti dialoghi socratici possono essere letti come un dissing tra Socrate e i suoi interlocutori).

mercoledì 29 maggio 2024

La F-word: l’ha detta papale papale

 Viviamo senza dubbio in un momento storico in cui molte idee date per acquisite tendono a rimescolarsi. Le cose diventano il loro contrario, il bianco si trasforma in nero. Anche negli usi linguistici assistiamo a grandi rimescolamenti. Nell’immenso calderone dei social ortografia, grammatica, sintassi, lessico sono continuamente frullati e strapazzati. 

Anche turpiloquio e insulti subiscono un’evoluzione. Molti hanno da tempo superato lo status di parole volgari da censurare, per approdare nel porto sicuro del lessico ammesso senza veli in tv o sui giornali. Dei vaffanculo si era già occupato un ex comico ligure anni fa, i chi cazzo sei e non me ne frega un cazzo hanno già ricevuto il timbro di accettazione degli studi televisivi. Ieri la Presidente del Consiglio si è pubblicamente autodefinita quella stronza.

I tempi, si diceva, sono proprio bizzarri e votati al paradosso. Ne mancava una di parola che ancora era avvertita come tabù, anzi forse come IL tabù. Al punto che i giornali fino a ieri ancora la mimetizzavano con gli asterischi (“Mi ha detto 'vatti a mettere seduto fro**o di merda”, scrive Il Fatto Quotidiano il 28 aprile scorso): la F-word, la parola non pubblicabile e impronunciabile alla presenza dei media. 

E poi, all’improvviso, avviene l’imponderabile. La F-word è fragorosamente sdoganata, mediaticamente urlata e ribadita, pubblicamente scritta, postata, retwittata, commentata, taggata e condivisa, anche se nella sua versione di nome derivato in -aggine. E a chi va il merito dell’impresa? Chi ci riesce? Il politico coatto? L’improvvido presentatore disattento al microfono rimasto aperto? Il calciatore infuriato al rigore non fischiato? Niente affatto: il Santo Padre. Proprio lui. Il Papa, peraltro parlante non nativo di italiano, che in una riunione a porte chiuse arringa i porporati e li ammonisce a non eccedere in frociaggine (ce lo immaginiamo, con quel suo chiaro accento di ispanofono), perché i seminari già sovrabbondano di tale proprietà. Sociolinguisticamente, è il frutto più eclatante del paradosso dei nostri tempi bizzarri: la persona al mondo da cui il mondo si aspetterebbe l’uso del registro linguistico più formale, più elevato, più sacrale, di certo meno incline ai toni colloquiali e sicuramente per natura antitetico al turpiloquio, ci regala il primo, mastodontico e universale sdoganamento della F-word, in mondovisione.

Di fronte ad un evento linguisticamente così epocale, nulla ormai potrà più linguisticamente stupirci: non il parlamentare che, avendo richiesto la parola in aula, venisse apostrofato con un “Cazzo vuoi?”; non il Presidente della Repubblica che iniziasse il suo discorso di fine anno con un “Minchia!”. Non il presentatore di Sanremo che esordisse nella serata finale del festival con un “Perché Sanremo è una palla!” Cosa sarebbero queste minuzie di fronte ad un Pontefice beccato in flagranza di turpiloquiaggine, mentre scandisce l’impronunciabile parola, ignaro di pronunciarla davanti ad un megafono? 

E come potrà la timorata madre rimproverare i figli adolescenti che si insultano a suon di trivialità? “Ragazzi, non dite parolacce!” “Ma mamma, le dice anche il Papa!” Come potrà il curato di campagna rimbrottare i fedeli che si lasciano andare a toni poco urbani, quando il suo capo è il promotore della più grande campagna mediatica di sdoganamento della scurrilità di tutti i tempi?

Viviamo, si diceva, in tempi paradossali. Ci aspettiamo presto un’enciclica De trivialitate mundi, in cui la dottrina delle F-words venga analiticamente formulata.


venerdì 1 gennaio 2016

Le parole più usate dai giornali nel 2015

Come l'anno scorso, gli ultimi due giorni dell'anno ho guardato alcuni dati estratti da quotidiani italiani pubblicati nel 2015, per ricavare, usando metodologie statistiche (la misura della keyness in particolare), le parole che hanno caratterizzato la stampa del 2015 rispetto a quella dell'anno precedente. Ho utilizzato in particolare 45.000 articoli usciti nel 2015 (oltre 21 milioni di parole) e li ho confrontati con 65.000 usciti nel 2014.
Il risultato sono alcune centinaia di parole specifiche degli articoli di giornale di quest'anno: nel confronto con quelle dell'anno precedente, infatti, risultano usate con frequenza statisticamente anomala. Le possiamo quindi considerare le parole chiave usate dalla stampa nel 2015.

Migranti
Il sostantivo più specifico del 2015 è migranti; in generale, tutta l'area relativa ai flussi migratori è molto più presente nella stampa del 2015 rispetto all'anno precedente (sono usati molto di più ad esempio profughi, accoglienza, immigrati, rifugiati, asilo, barconi, immigrazione, scafisti).

Grecia
Un altro tema che ha molto occupato la stampa di quest'anno rispetto all'anno scorso è quello della Grecia e della sua crisi economica, come dimostra l'elevato valore di keyness di parole come Grecia, Atene, Syriza, greci, creditori, grexit.

Terrorismo
I temi legati al terrorismo sono presenti in modo capillare nelle parole-chiave della stampa del 2015: Charlie Hebdo, Isis, Parigi, attentati, terrorismo, terroristi, strage, Bataclan, vignette e jihadisti rientrano fra le 100 parole con valori di keyness più alti.

Guerra e religione
Nonostante corrisponda ad un tema sempre molto presente nella stampa, anche guerra ricorre significativamente di più sui giornali di quest'anno, specialmente quando è associato ad elementi lessicali che riguardano la religione (Islam, islamici, musulmani, religione, jihadista).

Cronaca
Alcuni fatti di cronaca, nazionale ed internazionale, sono rispecchiati nell'uso frequente di specifiche parole: ad esempio Volkswagen, relativo allo scandalo che ha coinvolto la casa automobilistica tedesca, Giubileo, Casamonica, Expo e xylella, il batterio che ha colpito gli ulivi del Salento.
Da segnalare che il 2015 è stato anche l'anno della scuola, di cui si è parlato significativamente di più rispetto all'anno precedente, e della questione del gender, che ha fatto molto discutere anche sulla stampa.

Nomi propri
Una classe di parole che riporta sempre valori di keyness molto elevati è quella dei nomi propri di persona, che variano molto nell'uso dei giornali a seconda dei periodi. Il 2014 è stato l'anno di Renzi (il nome di persona più caratterizzante). I 20 nomi propri di persona che hanno più caratterizzato la stampa del 2015 sono invece quelli riportati nella tab. 1.

Tab. 1 - I 20 nomi propri di persona più specifici del 2015 rispetto al 2014

I nomi rispecchiano alcuni fatti di cronaca di cui si è molto parlato lo scorso anno (l'aereo precipitato della Germanwings, pilotato da Lubitz, l'attentato a Charlie Hebdo, messo in atto dai fratelli Kouachi, o la sparatoria al tribunale di Milano, ad opera di Giardiello). La politica estera è rappresentata essenzialmente da politici greci, al centro dell'attenzione della stampa per molti mesi, mentre quella italiana dal presidente Mattarella, eletto quest'anno, e da alcuni politici la cui presenza sui giornali è stata evidentemente molto più marcata rispetto all'anno precedente (Salvini, Marino, De Luca, Paita e Gentiloni).

Aggettivi: poca originalità
Infine, è da rilevare la scarsità di aggettivi presenti tra le 500 parole con misura di keyness più elevata: tra questi, indisponibili (riferito a calciatori che non possono giocare la prossima partita), sedicente (relativo all'ambito terroristico: il sedicente Califfato o Stato islamico), satirico, e poi un paio di neo-formazioni di ambito politico (verdiniani e fittiani). Una categoria a parte è quella individuata dall'aggettivo sostantivato impresentabili, che si riferisce soprattutto ai candidati con problemi in sospeso con la giustizia, ma anche a personaggi (troppo) spesso presenti in programmi televisivi o a manifestazioni pubbliche.
In generale, questa scarsità di aggettivi come parole-chiave in un'annata di articoli di giornale indica che i giornalisti tendono a riutilizzare sempre gli stessi: cambiano gli avvenimenti che vengono descritti, quindi, ma si usano tendenzialmente le stesse parole per farlo. Per il 2016 vogliamo auspicare un piccolo sforzo in più nel senso dell'originalità?

martedì 23 dicembre 2014

Selfie, patto e stress: le parole-chiave del 2014 secondo i giornali

E’ la fine dell’anno: tempo di bilanci e di valutazioni, anche nelle parole a cui siamo stati esposti nel corso del 2014. Le righe che seguono non si riferiscono però alle parole che abbiamo amato o odiato di più lo scorso anno, ma a quelle che sono state effettivamente usate dalla stampa quotidiana. Per ottenerle, ho prelevato più di 60.000 articoli di giornale pubblicati quest’anno, e li ho messi a confronto, usando una metodologia statistica, con circa 180.000 articoli pubblicati dalla stampa nel 2013 e nel 2012.
Il risultato è il contributo lessicale specifico del 2014, che lo differenzia rispetto ai due anni precedenti. Ecco in breve che cosa è emerso.

La cronaca
A dispetto dell’idea positivista che ci vuole ormai vittoriosi sulla natura e sulle malattie, lo scorso anno si è parlato in modo specifico di Ebola, epidemie, virus e quarantena, di alluvione e di torrenti. Si è scritto inoltre di un muratore ritenuto assassino, di un aereo che ha avuto problemi durante un volo, di continui casi di overdose, di (baby) squillo e di assoluzioni. Sono tutte parole legate a specifici fatti di cronaca che hanno occupato a lungo le pagine dei giornali, come anche quelle relative all’evento sportivo dell’anno, i mondiali di calcio, che hanno fatto scrivere i giornalisti di ct, azzurri, centrocampo, tifosi, maglia, portieri ed ammoniti.

Notizie dal mondo
Le parole che ci hanno narrato i fatti più importanti accaduti nel mondo ci consegnano l’istantanea di una situazione internazionale spesso drammatica e pervasa da conflitti; se la parola-chiave delle relazioni internazionali, oggi come centinaia di anni fa, sembra essere frontiera, queste parole ci raccontano soprattutto di Isis e Ucraina, Jihadisti, miliziani, raid, sanzioni, cessate il fuoco, combattenti, persone rapite, annessione, e addirittura di decapitazione e tagliagole (ma anche, per fortuna, di ostaggi liberati e di tregua).

La politica italiana
Matteo Renzi (in tutte le sue manifestazioni: i renziani, il renzismo, Renzie, i gufi, la palude, gli scout, l’annuncite e le slide) è il politico più citato nel 2014 nel confronto con i due anni precedenti. I temi di cui si è parlato in particolare quest’anno sono le immancabili riforme, le preferenze, la soglia di sbarramento, la minoranza (non quella opposta alla maggioranza di governo: la minoranza PD o Dem), la spending review, il bonus (di 80 euro), la busta paga, il rimpasto, gli appalti, gli euroscettici, le coperture, i tagli, le tutele e le partecipate. Le ministre sono un’altra specificità lessicale di quest’anno, insieme alle due inquietanti locuzioni svolta/deriva autoritaria. I politici nominati di meno nel 2014 rispetto ai due anni precedenti sono invece Monti, Bersani, Letta, Ingroia, Bossi, Cancellieri e Berlusconi.
Patto è a mio giudizio la parola-simbolo del lessico usato dai giornali in ambito politico: a parte la recente versione di quello del Nazareno, parlando di patto i giornalisti sembrano dare il meglio di sé nello scovarne infinite e sottilissime variazioni: alla tedesca, della staffetta, di bilancio, di coalizione, di collaborazione, di consultazione, di desistenza, di governo, di fiducia, di lealtà, di legislatura, di non belligeranza o di stabilità. Un patto può essere bipartisan, civico, costituente, d’acciaio, d’onore, generazionale e per le riforme; ma anche segreto, sotterraneo, tacito, e addirittura scellerato.

Parole quotidiane
I giornali nel 2014 sono anche caratterizzati dall’uso di molti termini della vita quotidiana. Alcuni appartengono al dominio della tecnologia, dove spiccano il pluripremiato selfie, Whatsapp, hashtag e tweet. Altri provengono dal campo delle scienze, come dna, usato in campo medico e giudiziario, ma anche nella frequentissima locuzione è nel suo dna (detto spesso di squadre di calcio che “nel proprio dna” hanno la vittoria). L’anno che si sta chiudendo è inoltre caratterizzato dai divorziati e dagli ex (ex leader, magistrato, alleato, ministro, parlamentare, partito, amministratore, oltre che ex partner, coniuge, marito/moglie, amico), a testimonianza del fatto che le persone di cui si parla sui giornali sono spesso le stesse, anche se ricoprono nel tempo ruoli diversi. Un’altra categoria protagonista del 2014 sono i genitori: nei giornali sono crudeli, spaventosi, illusi, iperprotettivi, divorziati, separati, insopportabili, e solo a volte amorevoli. I genitori abbandonano, invecchiano, e sono talvolta associati ad un’azione con cui non dovrebbero mai avere a che fare, né come soggetti né come oggetti: massacrare.

Ciò che in definitiva colpisce, analizzando le parole-chiave del 2014, è l’assenza quasi totale di leggerezza e di speranza; si sa che i giornali scrivono soprattutto di notizie cattive e che il buono e il bello trovano poco spazio sulla stampa, ma l’anno che sta terminando sembra caratterizzato da un’atmosfera cupa, senza spiragli. Le parole che lo descrivono ci consegnano insomma l’immagine di un anno vissuto con difficoltà: proporrei quindi come parola giornalistica dell’anno stress, che nel 2014 è stress economico, finanziario, emotivo, da lavoro, fisico, psicologico; in breve, quest’anno lo stress è stato il nostro pane quotidiano.

lunedì 9 giugno 2014

Slittamenti semantici: virale

Da negativo (epatite, infezione) a positivo (video, post); il mutamento di significato di virale in questi ultimi anni (a proposito: come mai intorno al 1970 si è scritto tanto di epatite virale?).



Virale nei libri pubblicati in Italia dall'inizio del secolo scorso (Google ngrams)

Virale in un corpus di italiano contemporaneo


Su richiesta di Licia Corbolante (@terminologia), ecco cosa si ottiene cercando "virale" in italiano su Twitter (gli usi sono quasi tutti relativi al nuovo senso):


martedì 31 dicembre 2013

Di che cosa hanno parlato i giornali nel 2013? Uno studio sul lessico specifico di Huffington Post, Il Fatto quotidiano e Il Post


Non si tratta di una classifica delle parole più belle o più brutte del 2013, né di un sondaggio per sapere quale abolireste: in questo post presento molto sommariamente uno studio quantitativo sulle parole usate nel 2013 da tre giornali online:  Huffington Post, Il Fatto quotidiano e Il Post; più in particolare, sulle parole che nei tre giornali hanno avuto una frequenza insolitamente alta rispetto alla "media", e che possono dunque essere considerate le parole chiave del 2013.

La metodologia che ho usato è la seguente: per tutto il 2013 ho estratto i testi degli articoli pubblicati dalle 3 testate (fino al 30 novembre sono 43.933); ne ho poi calcolato la lista di frequenza (un elenco di tutte le parole usate negli articoli, associato al numero di volte in cui sono usate), e l'ho confrontata con un'analoga lista di frequenza, ricavata da un corpus di riferimento della lingua italiana (il Perugia Corpus), compilato negli anni immediatamente precedenti il 2013. Per ciascuna parola ho calcolato quanto la differenza di frequenza tra i due insiemi di dati (stampa del 2013 e corpus precedente, che rappresenta la "media") è statisticamente significativa; infine, ho analizzato le 500 parole che nei giornali del 2013 sono usate, rispetto al passato, con la differenza di frequenza più significativa.
E' il cosiddetto indice di keyness, che la linguistica dei corpora usa comunemente per individuare il lessico più specifico di un insieme di testi, quello che lo caratterizza meglio. Ciò che risulta sono dunque le parole più key, più peculiari che i tre giornali hanno usato nel corso del 2013.

Il lessico degli articoli di giornale - se consideriamo la sua keyness -  può essere suddiviso in tre categorie differenti:
  • quello che individua i temi, gli eventi di cui si è parlato di più;
  • quello che indica i nomi propri di persona;
  • alcune parole molto comuni (non specifiche di un dominio, ma molto generali), che tuttavia sono usate di più rispetto alla media (e spesso per questo sono le più interessanti).

A - I temi che hanno caratterizzato la stampa nel 2013 rispetto agli anni precedenti

Escludendo i due avvenimenti più coperti dalla stampa quest'anno (le elezioni politiche e il Conclave dello scorso marzo, entrambi rappresentati da numerose parole chiave), i 10 temi che hanno contraddistinto il 2013 nel racconto che ne ha fatto la stampa sono i seguenti (in ordine decrescente di keyness): IMU, legge/riforma elettorale, Siria, decadenza, ILVA (Taranto), larghe intese,  gay (omosessuali, omofobia), Telecom, MPS (banca), diritti (civili, dei cittadini, dei bambini, degli omosessuali, dei lavoratori, dei popoli, dei più deboli, ecc.).

Proseguendo nei ranghi più bassi dell'indice di keyness, oltre al lessico collegato con le inchieste giudiziarie, la magistratura e i processi (procura, sentenza, inchiesta, condanna, Pm, tribunale, udienza ecc.), troviamo i temi descritti dalle seguenti parole: carceri, legge di stabilità, crisi, NSA (datagate), primarie, Alitalia, riforme, armi (chimiche), femminicidio, IVA, Lampedusa, Porcellum, migranti, tagli, fiscale (carico, condono, cuneo), corruzione, Finmeccanica, Rcs, detenuti, tasse, ineleggibilità,  finanziamento (pubblico) ai partiti, disoccupazione, indulto, falchi/colombe, debito.


B. I personaggi che nella stampa hanno caratterizzato il 2013

I 25 nomi propri più usati nel 2013 rispetto al passato
Il grafico mostra come i personaggi nominati con frequenza più alta rispetto agli anni passati sono tutti politici italiani: Grillo, Berlusconi e Letta; con valori sensibilmente più bassi seguono tutti gli altri. I politici stranieri presenti sono solo Obama e Morsi (e più in basso, non presente nel grafico, Assad). I personaggi legati alla cronaca, oltre a Snowden, si trovano molto più in basso nel rango di keyness e sono solo Pistorius e la Pascale.

C. Le parole comuni che la stampa nel 2013 ha usato più della media

Un gruppo di parole comuni che nel 2013 hanno una frequenza anomala sono legate alla rete e alla tecnologia, che è sempre più presente anche nella stampa generalista: Twitter, Facebook, Google, social network, streaming, sito, tweet, online, smartphone, Instagram.
Un secondo gruppo è particolarmente interessante, perché comprende parole che descrivono un clima generale di protesta, di ribellione nei confronti della situazione attuale, sia essa quella italiana o quella di altri paesi, soprattutto del bacino del Mediterraneo: manifestanti, attivisti, piazza, polizia, manifestazione/i, proteste, scontri, militanti. 
Una parola che è stata usata dalla stampa più della media è donne, prevalentemente per raccontare fatti di cronaca che le coinvolgono; la stampa parla spesso di donne abusate, ammazzate, assassinate, che subiscono violenza, che continuano a morire per mano degli uomini.
Insolitamente frequente è anche rischio, associata con una serie ricorrente di altre parole (bancarotta, chiusura, default, collasso, insolvenza, ma anche contaminazione, contagio, malattie, crollo, attacchi terroristici, sommosse).
Infine, è key nel 2013 una parola che vorremmo sparisse dalla stampa in generale, ma che invece resta  ben radicata nell'uso che ne fanno i giornalisti: polemiche. Le polemiche sono aspre, accese, violente, inevitabili, e si scatenano prevalentemente nel mondo della politica.

Ecco, se volessimo esprimere un auspicio su ciò che ci attendiamo dalla stampa per l'anno che sta per cominciare, direi che potrebbe essere questo: meno ricerca affannosa di polemiche e più ragionamenti su fatti quotidiani e concreti, che interessano davvero le persone.

lunedì 25 novembre 2013

Il femminicidio nelle parole di chi lo racconta


Oggi, 25 novembre, è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Per l'occasione, ho fatto una breve ricerca sul modo in cui questa violenza è raccontata, in particolare attraverso due espressioni chiave: femminicidio e violenza sulle donne. Ho cercato le due espressioni in uno dei maggiori quotidiani nazionali (Repubblica, nelle versione online) e in uno strumento che racchiude i testi di oltre 305.000 libri in italiano pubblicati dal 1800 ad oggi, Google ngrams.

Il termine femminicidio è attestato in Repubblica dal 2001, in un articolo sulle donne in Afghanistan; fa un'altra breve comparsa nel 2002 (questa volta si parla di Pakistan) e poi sparisce, per ricomparire stabilmente (anche se ancora solo occasionalmente) nel 2006, in un articolo in cui si parla dell'Italia e del fenomeno tragico del "femminicidio". Dal 2010 in poi femminicidio è un termine stabilmente presente su Repubblica; nel 2013 (non ancora concluso) è usato oltre 900 volte, con una media di circa di 3 volte al giorno.
Di femminicidio, dunque, si parla sempre più spesso sulla stampa italiana;  nei libri pubblicati in lingua italiana, invece, femminicidio non è ancora attestato (il database di Google arriva fino al 2008).
Una ricerca di "violenza - PREPOSIZIONE - donne",  tuttavia, evidenzia che, a partire dalla fine degli anni '70, il tema acquista uno spazio che cresce enormemente, come mostra il grafico qui sotto (passando il mouse su ogni espressione a destra, si evidenzia la rispettiva linea del grafico).

Segnalo alcune delle rarissime occorrenze più datate di violenza sulle donne: nel 1806, ad esempio, in un Progetto del Codice penale pel Regno d'Italia: [...] Presentato dalla Commissione instituita da sua Eccellenza il Grand Giudice Ministro della Giustizia col Decreto 21 giugno 1803 si parla di violenza sulle donne di mercato e si legge che si tratta "di un'offesa contra la libertà personale, ma delle minori". Picchiare o uccidere una prostituta è dunque un reato trascurabile; usare violenza su una donna tout court non è nemmeno menzionato.
Un'analisi approfondita di come l'uso di queste espressioni si è evoluto nel corso dei decenni sarebbe di grande interesse; il solo dato quantitativo, tuttavia, è già un indizio (positivo) del fatto che, almeno, di femminicidio e di violenza sulle donne si parla sempre di più.

martedì 19 novembre 2013

Quando le parole cambiano compagnia


"You shall know a word by the company it keeps", scriveva nel 1957 il linguista inglese John Firth; e in effetti il significato delle parole è in parte determinato dalle altre parole che le accompagnano, le loro collocazioni.
Fare presto, pioggia battente, prendere aria, annoso problema, prendere il sole, sono alcuni esempi di coppie di parole che sembrano avere in italiano una sorta di attrazione reciproca. Di questo mutuo legame i parlanti nativi hanno una conoscenza intuitiva, che consente loro di selezionare e utilizzare le collocazioni come dei blocchi lessicali unici, come se fossero delle parole singole.
Al pari di ogni altro elemento lessicale, le collocazioni si evolvono nel tempo; nascono, cadono in disuso e muoiono in base alle mutate condizioni delle comunità che le impiegano.
Le tecnologie sono uno dei fattori che facilitano questi mutamenti; uno strumento nuovo o un mezzo di comunicazione introdotto recentemente favoriscono il formarsi di nuove abitudini, e, di conseguenza, di nuove combinazioni di parole usate per descriverle: un esempio può essere fare il pieno, legato all'uso dell'automobile.
L'occasione per registrare la nascita e il rapido sviluppo di nuove collocazioni di origine tecnologica mi è stata data dal lavoro che sto facendo per un dizionario elettronico delle collocazioni (DiCi: Dizionario delle Collocazioni italiane), estratte da una grande raccolta di testi dell'italiano contemporaneo (il Perugia corpus) e ordinate in base alla loro frequenza.
Alcune collocazioni di recente formazione e di origine tecnologica che ho ritrovato nel corpus sono legate alla rete e alle nuove tecnologie: fare una ricarica, salvare un documento, postare un messaggio, scrivere un programma, scrivere un post. Una canzone si ascolta, ma spesso si scarica; in rete trasciniamo un testo, carichiamo foto o video, ingrandiamo o rimpiccioliamo finestre.
Alcune parole, tradizionalmente collegate ad altre per via di tecnologie del passato, con lo sviluppo della rete cambiano compagnia, associandosi a parole diverse: la stampa, ad esempio, aveva diffuso le azioni di girare e sfogliare le pagine; in rete le pagine si aprono, si caricano e si visualizzano.


sabato 16 novembre 2013

Punti di vista


Due prime pagine di oggi, 16 novembre 2013, all'indomani della scissione del Pdl.






martedì 27 agosto 2013

Il lessico rassicurante e predatorio del calciomercato

Fine di agosto: insieme alle prime piogge arriva la fine del calciomercato: tre mesi di manovre in cui le voci di acquisti o cessioni eccellenti si rincorrono e accompagnano le vacanze e le torride giornate degli italiani.
Sarà forse per l'attenzione spasmodica con cui mio figlio dodicenne ne ha seguito le vicende, ma nel corso delle settimane ho dedicato anch'io un po' di tempo ad annotare alcune delle espressioni più ricorrenti dei commentatori del calciomercato: alcune trasmissioni di Sky, la Gazzetta dello Sport, e l'informatissimo Gianluca Di Marzio, che seguo anche su Twitter.
 Il lessico del calciomercato si riconduce per lo più ad alcune metafore che lo caratterizzano.

La metafora della caccia
L'osservazione attenta di un calciatore, particolarmente gradito ad una squadra, e la successiva trattativa con la società che ne detiene il cartellino, sono spesso assimilate alle manovre di una caccia. Come dei predatori, i dirigenti delle varie società si appostano e attendono rapaci l'arrivo della preda:
I gialloblù cedono Iunco e Nicola Rigoni, puntano l'atalantino e lavorano per il rinnovo di Théréau.
Il Sassuolo è sulle tracce di Duvan Zapata
La società bianconera ha messo nel mirino due talenti osservati da uno scout.
Dopo l'interesse dell'Inter, per la stampa portoghese l'esterno del Porto è nel mirino di altri due club italiani.
Per questo, la pista Borriello a fine mercato non è da escludere.
Un colpo in canna è quello di Jackson Martinez.
Le squadre, in quest'attesa febbrile del manifestarsi della preda, vengono talora personificate:
L'Inter è alla finestra, valuta e riflette.
La metafora della guerra
Quando i termini della caccia non sembrano più adeguati per descrivere gli agguati tesi da dirigenti e procuratori o le strenue difese opposte dalle controparti, le manovre diventano ancora più estreme e si trasformano in guerra:
La Juventus blinda Luca Marrone.
Il West Ham torna nuovamente alla carica per Fabio Quagliarella.
Yilmaz alla Lazio? Arsenal e Liverpool in agguato
Chievo: due addii e assalto a Brienza
In questo senso predatorio e guerresco va anche letto l'uso frequentissimo della preposizione su, che sembra descrivere l'atto di scagliarsi su una preda:
La Juve su Tevez
Sull'ex Fiorentina c'è anche il Villareal
Udinese, mani su M. Lewandowski
Metafora calcistica
Talvolta i commentatori del calciomercato si appropriano di espressioni tipiche del calcio giocato, che usano per descrivere dei match in cui in palio non ci sono tre punti, ma l'acquisto di un calciatore:

Il Torino pressa per Ghoulam
I blucerchiati provano l'affondo sull'esterno del Milan

Cliché giornalistici
Abbondano anche, nelle cronache del calciomercato, alcuni dei cliché caratteristici della stampa, in modo particolare dei titoli, che mirano a fare sensazione. Uno di questi è l'uso di c'è, per enfatizzare qualche tipo di avvenimento:
Julio Cesar-Napoli, c'è l'accordo
Samp-Antonini, c'è lo sprint
Infine, il ricorso a giustapposizioni nome comune - nome proprio, con la soppressione della preposizione:
Ipotesi Borriello
La società viola infatti sta valutando l’ipotesi Bergessio del Catania per il reparto avanzato.
Roma, per l'attacco idea Bergessio
Tottenham, idea Balzaretti
Il lessico del calciomercato è dunque un condensato di stereotipi giornalistici, conditi con espressioni agonistico-predatorie con venature guerresche. Non una prosa particolarmente elevata, certo; ma spesso, tra lo sproloquiare indecente e volgare del politico di turno e la rassicurante tiritera del "c'è l'accordo", preferisco la seconda.


mercoledì 3 luglio 2013

Se il giallo è solo un colore e il gelo un fenomeno atmosferico: alcune scelte linguistiche della stampa italiana (e un encomio al Post)

La tendenza di molta stampa italiana a rendere qualsiasi evento, anche il più insignificante, un fatto sensazionale, e ad elevarlo allo status di notizia eclatante anche quando in realtà non si tratta nemmeno di una notizia, è un fenomeno noto e in forte espansione in questi ultimi due o tre decenni.
Questo atteggiamento si riflette in alcune scelte linguistiche molto ricorrenti, mirate appunto a contrassegnare come fuori dall'ordinario, e dunque degno di attenzione, un dato fatto; la ripetitività automatica con cui queste scelte vengono tradotte in parole ha contribuito, nel tempo, a renderle cliché, formule ormai svuotate di significato e date in pasto ai lettori con la leggerezza di chi preferisce abituare all'indolenza priva di ragionamento piuttosto che stimolare alla critica e alla riflessione.
Alcuni esempi tristemente noti di questo atteggiamento sono legati all'uso di metafore; la metafora del gelo, che da fenomeno atmosferico passa a descrivere l'atteggiamento di chi fa ammutolire, togliendo il consenso (qualcuno che gela qualcun altro); o la metafora dello choc, del trauma violento che diventa attributo di qualcosa che genera sconcerto (video-choc).
Nell'ambito di uno studio più vasto sulle specificità linguistiche dei giornali online rispetto a quelli tradizionali, ho ricercato la ricorrenza di alcuni di questi cliché negli articoli degli ultimi 7 mesi di 4 testate italiane, due pubblicate solo online (Il Post e l'Huffington Post), e due che hanno anche una versione cartacea (Il fatto quotidiano e Il Giornale).
I cliché che ho ricercato sono:

  • l'uso metaforico di gelo e gelare;
  • l'uso di giallo nel senso di qualcosa che evoca sotterfugi e storie misteriose (è giallo sull'acquisto di Balotelli);
  • l'uso di choc in composti con altri sostantivi.

Il risultato della ricerca è stata una deprimente conferma di un atteggiamento ormai dominante (quanto dannoso), da un lato, e una piacevole smentita dall'altro. Vediamo in che senso.

La testata che fa un uso più frequente dei tre cliché è Il Giornale, specialmente nei titoli; la seguono da vicino Huffington Post, e, un po' più distanziato, Il fatto ; ecco alcuni esempi:

Gelo di Bersani su D'Alema: nessuna offerta al Pdl (Huff, 28/02)
Moratti-Sneijder è gelo: "Non ho più niente da dirgli" (Gior, 17/01)
La ministra non si dimette Ma con Letta ormai è gelo (Gior, 23/06)
Il Cav gela i montiani Pdl: "Se vinciamo addio Imu" (Gior, 17/12)
Governo, Delrio gela Bersani: "Pronti a governo di scopo con il Pdl" (Fatto, 24/03) 
Arabia Saudita, "re Abdullah è morto". Ma è giallo sulle sue condizioni (Fatto, 30/05)
Aumentare ancora l'età pensionabile? E' giallo sull'agenda Monti (Huff, 02/02)
Agenda Monti, è giallo. Ichino: "Quel file è  falso" (Gior, 27/12)
Bufera su Ingroia e Pd. È giallo sull'intesa per prendere il Senato (Gior, 15/01)
CONFEDERATIONS È giallo Nigeria «Non veniamo» La Fifa: «Tutto ok» (Gior, 14/06)
È giallo sul fantomatico sceicco che vorrebbe entrare a far parte del cda dell'As Roma. (Gior, 25/02)

Per quanto riguarda la formula "nome-choc", è tutto un fiorire di video e foto choc. Le altre forme più ricorrenti sono proposta-choc, annuncio-choc, promessa-choc e confessione-choc. Ci sono anche casi in cui il sostantivo associato è un nome proprio:
Bossi choc: "Sono pronto a ricandidarmi segretario" (Gior, 08/02)
La piacevole smentita è invece il risultato della ricerca negli articoli del Post, dove il giallo è grazie al cielo prevalentemente un colore, il gelo un fenomeno atmosferico e lo choc un trauma psico-fisico. In sette mesi di articoli ho trovato solo un paio di occorrenze dei cliché precedenti; la loro assenza è sintomo di scelte linguistiche consapevoli, volte ad evitare il sensazionalismo ad ogni costo e a fare un uso non stereotipato del lessico. Avevo già espresso apprezzamento per le scelte linguistiche del Post, e rinnovo oggi lo stesso apprezzamento: si sa che abbiamo un gran bisogno di giornalisti seri, ma l'essere serio, per un giornalista, comporta anche fare scelte linguistiche intelligenti.


martedì 18 dicembre 2012

Benigni e i verbi della Costituzione

Ha ragione Roberto Benigni; nella serata de La più bella del mondo, in cui ha letto e commentato in televisione il testo della nostra Costituzione, ha fatto riferimento anche ad alcuni aspetti linguistici. Ha notato, ad esempio, che il testo contiene soprattutto verbi che indicano le azioni di permettere, favorire, incoraggiare, a differenza di quanto avviene di solito nei testi legislativi, che tendenzialmente vietano e interdicono.
Analizzando il testo scopriamo in effetti che tra i 264 verbi diversi utilizzati nella Costituzione la maggior parte non indica un divieto, o la negazione di qualcosa, ma al contrario rivela un'apertura, un tentativo di favorire, di sostenere, di mettere al sicuro, di incoraggiare. Quelli che seguono sono alcuni esempi (tra parentesi, la frequenza con sui ricorrono nella Costituzione):
promuovere  (12),  approvare (12),  assicurare (11),  ammettere (11),  riconoscere (10), partecipare (6), appartenere (6), tutelare (6), favorire (5), consentire (5), garantire (5), autorizzare (3).
La stessa tendenza si riscontra nelle forme verbali costituite da un verbo e da un nome (le combinazioni verbo-nome, formate dall'associazione sistematica di un elemento verbale e di uno nominale); eccone alcuni esempi:
avere diritto (19), avere valore (4), tutelare il lavoro (3), assicurare l'indipendenza (2), riconoscere il diritto (2).
I testi di un corpus di leggi italiane promulgate in questi ultimi anni, invece, manifestano anche nelle forme verbali il loro carattere prescrittivo e impositivo:
stabilire, esercitare, abrogare, sottoporre, punire, commettere, sospendere, escludere, revocare, cessare, assoggettare.
Una tendenza analoga si riscontra, anche in questo caso, in molte combinazioni verbo-nome usate nei testi di leggi italiane recenti:
applicare una sanzione, adottare una misura, applicare un articolo, fare obbligo, costituire reato, applicare una pena, emanare una disposizione.
L'impressione di Benigni di una Costituzione che, anche nei verbi utilizzati, tende ad incoraggiare, a favorire, ad assistere, piuttosto che a vietare e a porre un freno, trova conferma nei dati; come ha detto il comico toscano, quando la Costituzione sarà anche applicata, sarà una cosa meravigliosa.



sabato 9 luglio 2011

1 "aggettivoide" è meglio di 2 aggettivi

Sempre più spesso, specialmente nella lingua dei giornali, si preferisce evitare di usare due aggettivi, riferiti allo stesso nome e collegati dalla congiunzione e; al loro posto, una parola unica, in cui di solito i due aggettivi sono uniti da un trattino e il primo è trasformato in una sorta di prefissoide, invariabile.
Qualche esempio:

La situazione politico-economica dell'Italia (la situazione politica ed economica).
i nuovi referenti politico-istituzionali (i nuovi referenti politici ed istituzionali)
la consulenza tecnico-professionale (la consulenza tecnica e professionale)
le bellezze storico-artistiche dell'Italia (le bellezze storiche e artistiche)

Sembra che la lingua giornalistica tenda ad "impacchettare" la sequenza di due aggettivi in un unico componente, più breve e più sintetico, in cui il primo aggettivo funge da pre-modificatore del secondo (a sua molta modificatore del nome).

venerdì 25 marzo 2011

"Mamma, ho preso 9 in matematica!" "Epocale, Pierino!!"

"Sarà un riforma epocale", ha dichiarato giorni fa Silvio Berlusconi a proposito della riforma della giustizia che il Governo intende varare. E sull'uso dell'aggettivo epocale si sono scatenati giornalisti e commentatori (vedi un Tre minuti una parola di Severgnini).
Tradizionalmente, epocale è qualcosa di fuori dal comune, qualcosa che segna un'epoca. Alcuni esempi:
Si valuta unanimemente l'accordo tedesco-nipponico come un avvenimento di primissima portata storica, un «avvenimento epocale» - come si esprime stamane per esempio in talune sue dichiarazioni il suo firmatario per la Germania ambasciatore von Ribbentrop (La Stampa, 27 novembre 1936).
La guerra ha segnato una cesura epocale, che si traduce in un abisso fra le generazioni (La Stampa, 9 gennaio 1978, p. 9).
Scoperta epocale sul cancro al seno (Repubblica, titolo, anni '80).
L'aggettivo nella stampa è frequentemente associato ad eventi storici come la caduta del comunismo, la crisi energetica, la rivoluzione industriale, la rivoluzione francese; forma spesso delle espressioni cristallizzate (si parla quindi di mutamento, trasformazione, cambiamento, svolta, crisi epocale).
Alcuni aggettivi con cui mostra di condividere simili contesti semantici sono storico, rivoluzionario, decisivo, planetario, straordinario.
E' evidente il contrasto tra l'aggettivo e la portata reale dell'evento, che, per quanto possa essere rilevante, non segnerà il cambio di un'epoca... (Presidente, alla maggior parte degli italiani basterebbe una riforma discreta, capace di far funzionare un po' meglio un'istituzione così importante per uno Stato democratico).
L'uso dell'aggettivo non è peraltro nuovo nel discorso politico di Berlusconi: nell'autobiografia Una storia italiana, pubblicata nel 2001 e spedita a tutte le famiglie italiane, Berlusconi descrive in questi termini la nascita di Forza Italia, avvenuta nel febbraio del 1994:
"È per questo che oggi noi siamo qui, con la volontà di cominciare da qui un lungo cammino, un cammino di speranza e di fiducia nel nostro futuro ".  Comincia così una battaglia storica, epocale.
Da parte dell'uomo politico è chiaro il tentativo di rendere epico, straordinario, qualsiasi aspetto della propria azione politica (la discesa in campo, la lotta contro "il comunismo", la riforma attesa da anni, ecc.). L'immagine che ne scaturisce è quella del politico-eroe che lotta da solo contro un nemico di volta in volta diverso ma sempre insidiosissimo, e che riporta vittorie - appunto - epocali.
Per il comune cittadino, che ascolta ogni giorno le notizie alla televisione o le legge su Internet o sul giornale, quest'uso "schizofrenico" di un aggettivo fuori dal comune associato ad un evento poco più che normale genera una sorta di "inflazione linguistica" (ancora Severgnini), che lo logora, lo svuota di significato, lo rende, anch'esso, "normale".